S&P

30 Gen

Posto una traduzione libera di un estratto dell’articolo “No actuamos por capricho” del giornalista Miguel Angel Noceda apparso sul quotidiano spagnolo El País che descrive (senza prendere posizioni marcate) il funzionamento delle agenzie di rating, ed in particolare della filiale di Madrid di Standard and Poor’s. Con una media di 457.675 copie giornaliere El País è il periodico non sportivo a maggior diffusione in Spagna (http://it.wikipedia.org/wiki/El_Pa%C3%ADs).

L’articolo è stato tradotto a partire da una versione in  francese apparsa sul Courrier International (n° 1108 del 26/01/2012). Il Courrier International è un settimanale francese che traduce e pubblica estratti di articoli da oltre 900 riviste e giornali internazionali. (http://it.wikipedia.org/wiki/Courrier_International)

A questo link potete trovare la versione originale (in spagnolo) dell’articolo completo: http://www.elpais.com/articulo/economia/actuamos/capricho/elpepueco/20120115elpepieco_4/Tes

Per diventare analista [in Standard and Poor’s, ndt] sono necessari un’eccellente formazione sui mercati e diversi anni di esperienza in analisi finanziaria. Indipendentemente dalla sua esperienza, affinché un neoassunto possa lavorare come analista deve superare due esami che certifichino la sua padronanza delle tecniche per l’analisi di ogni tipo di patrimoni, così come le sue conoscenze approfondite nel settore in cui va specializzandosi. L’inglese è la lingua ufficiale sul lavoro, ma non è raro che gli analisti siano trilingui.
Dopo la loro assunzione, passano spesso da un servizio all’altro, ma molto raramente da un’agenzia di rating all’altra. Una volta entrati in questo settore è difficile uscirne e i più vecchi hanno tra i 35 e i 55 anni. Queste società impongono ai loro analisti un codice di comportamento molto rigido: non possono ricevere regali, né discutere compensi, ne prendere decisioni unilaterali.
Le agenzie di rating sono delle società private quotate in borsa (McGraw-Hill nel caso della sua filiale S&P) e cercano prima di tutto il profitto. S&P e Moody’s, che si contendono il primo posto, e Fitch, il terzo incomodo, si spartiscono il 95% dell’attività del settore. Il miliardario americano Warren Buffet controlla il 10% di Moody’s, ma in linea di massima il capitale delle agenzie è suddiviso tra numerosi fondi di investimento, spesso gli stessi per le diverse agenzie. Questa situazione, così come la loro posizione oligopolistica, hanno insinuato il dubbio di influenza sulle agenzie di rating da parte di questi fondi di investimento. Per quanto queste ultime neghino  categoricamente, che ci siano degli interessi comuni è evidente.
Le tre agenzie hanno una sede centrale a New York, un’altra in Europa a Londra, oltre a numerose filiali (di cui una a Madrid), e funzionano come dei vasi comunicanti. “Le equipe son molto assodate, e nessuno lavora per i fatti suoi” spiega Myriam Heredia². Per quanto riguarda i debiti pubblici degli stati, per la valutazione vengono presi in considerazione cinque fattori: la stabilità politica, la situazione economica, la liquidità finanziaria, le politiche fiscali e monetarie. A ciascuno di questi fattori viene attribuita una valutazione da 1 a 6, dove 1 è il voto migliore. A partire da questa tabella si stabilisce quindi il rating definitivo, che va dalla tripla A all’insolvenza [default]. Il rating si fa su richiesta del cliente e valuta la sua capacità di rimborsare il suo debito al momento dovuto. Nel caso del debito pubblico, sono quindi i governi che sollecitano questa valutazione. Ci son tuttavia delle eccezioni. Infatti le agenzie effettuano di propria iniziativa il rating delle grandi potenze: la Francia se ne è appena resa dolorosamente conto. In questo modo le agenzie rendono un servizio agli investitori, che sono in sostanza i principali utenti e i primi a domandare questi rating. Inoltre, a causa del metodo utilizzato, c’è bisogno di conoscere la valutazione di un paese per poter analizzare tutte le altre entità situate in questo paese. Il modus operandi è tra i più semplici. Due analisti propongono una valutazione alla commissione di cui fanno parte, composta da altri provetti analisti. Le comunicazioni avvengono per telefono o videoconferenza. La commissione è formata da un numero dispari di persone, generalmente cinque o sette; nessun membro ha più potere degli altri, e la composizione non è mai resa pubblica.
Il verdetto della commissione viene quindi comunicato al cliente e, secondo le norme in vigore in Europa, questa decisione deve restare confidenziale per le prime dodici ore. Una volta assegnata la valutazione, almeno una volta all’anno viene controllata e rivista. Il numero di revisioni aumenta in periodi di instabilità, come ad esempio nel periodo attuale.
In questo modo, il 13 gennaio 2012, nove paesi si son visti degradare la propria valutazione. Una decisione definita “aberrante” da Bruxelles. “Per il rating si prospetta ancora  una lunga vita”, insorge Myriam Fernàndez de Heredia. É probabile che Heredia abbia, in quanto responsabile per l’Europa del rating degli stati e del settore pubblico, partecipato all’ultima commissione sul debito pubblico, ma la composizione della commissione resta confidenziale.

² Myriam Fernàndez de Heredia (la sola spagnola ai vertici di S&P), intervistata dall’autore dell’articolo.

Garcia Madero

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3 Risposte to “S&P”

  1. centaurom 01/02/2012 a 19:22 #

    Nell’articolo non si cita l’agenzia di rating cinese Dagong, la “quarta sorella” fondata nel 1994.

    http://blog.panorama.it/economia/2011/12/12/chi-e-dagong-lagenzia-di-rating-cinese-che-inizia-a-contare-di-piu/

    Il fatto che una potenza mondiale allora emergente abbia creato una sua agenzia di rating può dare un’idea di come il poter “comandare” il rating sia uno strumento importante a livello politico ed economico mostrandone ancora una volta se ce ne fosse bisogno un suo uso strumentale.

    Centaurom

    • garciamadero 05/02/2012 a 17:05 #

      Interessante, non ne sapevo nulla! Però mi chiedo:

      1) perchè è rimasta pressochè sconosciuta (almeno a me :-)) rispetto alle 3 “grandi sorelle” americane (S&P, Moody’s e Fitch)? e questo nonostante la potenza economica crescente della Cina

      2) perchè l’Europa non crea / ha creato la sua?

      sembrerebbe che in qualche modo riescano a tenere il monopolio

      • centaurom 19/02/2012 a 22:49 #

        1) Non lo so di preciso, sicuramente essendo molto filo-cinese credo che sia stata considerata poco “obbiettiva”

        2) Forse qualcuno ci sta pensando, ho letto tempo fa che Draghi aveva proposto la creazione di una agenzia di rating europea dopo i vari declassamenti.

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