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Fiducia ?!?

18 Apr

Vorrei fare un piccolo intervento magari un po’ azzardato e perché no… poetico, su un aspetto che secondo me è interessante, magari è una cosa scontata, magari no. Negli ultimi giorni pensandoci bene mi pare che sia di una certa importanza: il ruolo della fiducia in economia.

 Siccome gli agenti economici alla fine, dietro i numeri e i calcoli, sono sempre umani, l’aspetto emotivo, irrazionale e legato alle credenze ha un ruolo preponderante credo.

 La fiducia svolge un ruolo primario nei processi decisionali in generale e a maggior ragione nell’ambito economico. Conferire fiducia in qualcosa ha notevoli implicazioni nel comportamento nostro e nell’ambiente in cui agiamo.

Un aspetto che mi sembra ricorrente in molti esempi di crac finanziari è il fatto che più o meno improvvisamente ci si rende conto, o si inizia a credere, che azioni, titoli di stato, o prodotti finanziari nel cui sottostante era stata riposta fiducia dagli investitori, in realtà non hanno più grande valore. Tipicamente la credenza è giustificata da valutazioni di analisi fondamentale del prodotto finanziario, o anche semplicemente sulle oscillazioni dei prezzi, o su più o meno presunti interventi speculativi. 

Questo processo di sfiducia sembra avvenire come se venisse improvvisamente a mancare qualcosa sotto i piedi o come se ci si accorgesse solo in quel momento che sotto i piedi non c’è più niente. Allora si innesca una serie di vendite a catena da parte degli investitori per liberarsi della “carta straccia”. Ragioni di economia reale o finanziaria, paure, considerazioni di natura politica,  generano l’idea che non sia più opportuno riporre fiducia nei prodotti posseduti. 

La fiducia originariamente conferita al momento dell’acquisto può essere attribuita per varie ragioni,  tutte in parte razionali in parte irrazionali. L’impressione che mi sono fatto è che in molti casi il motivo di certi crolli sia la voglia di accaparrarsi la fiducia di chi compra con l’inganno facendogli credere che sia giusto riporla in un certo prodotto finanziario. Gli effetti di tale comportamento ingannevole e falsificante mi pare siano abbastanza palesi due esempi su tutti: il “taroccamento” dei bilanci della Grecia per l’ingresso in Europa operato da Goldman&Sachs e l’infiltrazione di crediti spazzatura in prodotti finanziari o fondi di investimento nella crisi dei mutui subprime americani.

 Va beh, forse è banale, però la cosa che dovrebbe farci riflettere è che le conseguenze di un simile indirizzo fuorviato della fiducia paiono investire la collettività in modo decisamente potente e dannoso. Mi chiedo se tale inganno sia fatto con studiata consapevolezza o sia solo causato da un’immediata brama di guadagno. Lascio la domanda aperta ma comunque il problema è abbastanza antico. Uno dei massimi esponenti della cultura occidentale, J.W. Goethe, ne ha parlato in uno dei testi classici della letteratura europea: il “Faust”.

A questo link (http://www.beneinst.it/e-book/e-book/J.%20W.%20Goethe%20-%20Faust.pdf) potete trovare una traduzione italiana dell’opera. Da pagina 32 a pagina 36  vi sono i passi in cui viene descritta la “creazione” di fiducia nel valore di un tesoro che in realtà non esiste ad opera di un imperatore a corto di soldi e malignamente consigliato da Faust e Mefistofele.

L’autore poi non dice cosa succederà poi se l’impero prospererà oppure se l’imperatore verrà ghigliottinato dal popolo truffato. (Per i cultori di Goethe: la versione è sicuramente non quella finale bensì una di quelle preliminari. Della traduzione non posso assicurare la bontà. Comunque confrontando con l’edizione definitiva confermo che il senso dei passi considerati è praticamente intatto.)

 Qualcuno può obiettare in modo fondato che la fiducia in qualcosa che non esiste è anche il motore delle utopie, delle grandi creazioni, di imprese straordinarie e forse anche della crescita economica. Mi pare quindi interessante capire quando la fiducia inneschi un processo virtuoso e di crescita oppure quando generi un processo distruttivo e dannoso.  Trovare il discriminante tra i due comportamenti potrebbe veramente risolvere molti problemi:  Idee??? 

 Magari questo è solo un ozioso problema sui massimi sistemi e l’economia e la finanza sono governate da qualcosa che prescinde da tali aspetti. Forse la fiducia non c’entra niente, non può creare ricchezza che non esista già in qualche forma o distruggerla se esistente. Lasciatemi però almeno credere (o avere fiducia, come preferite)  nel fatto che la questione non sia vuota di senso. 

centaurom

 
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Chi ha creato il debito pubblico italiano? A chi deve i soldi lo stato?

17 Gen

Questo post vuole indicare qualche numero per quantificare il tasso di crescita del debito pubblico italiano in funzione del governo che l’ha creato e inoltre dare qualche informazione sui creditori. Riporto in merito un video da youtube dove l’economista Oscar Giannino  descrive i risultati della sua ricerca sul primo punto:

a titolo riassuntivo cito i numeri:

fino alla fine dellaPrima Repubblica:  795 (miliardi di Euro)

Prima Repubblica + governi Amato e Ciampi: 994

Prima Repubblica+ governi Amato e Ciampi+Seconda Repubblica: 1931

Le medie GIORNALIERE (!!!!)  di debito pubblico accumulato:

Prima Repubblica

47,5 milioni di euro

Governi  Amato-Ciampi
285 milioni di euro

Governo Berlusconi I (1994)
330 milioni di euro

Governo Dini (1995)
207,3 milioni di euro

Governo Prodi I (1996)
96,2 milioni di euro

Governo D’Alema IeII (1998)
76,3 milioni di euro

Governo Amato II (2000)
124,5 milioni di euro

Governo Berlusconi IIeIII (2001-2006)
124,3 milioni di euro

Governo Prodi II (2006-2008)
97,5 milioni di euro

Governo Berlusconi IV (2008-oggi)
217,8 milioni di euro

Di seguito ecco un grafico proveniente da http://www.linkiesta.it

Di seguito invece è riportata qualche informazione generali su quali sono i creditori dello stato italiano. I dati sono presi dall’ultimo report annuale della Banca d’Italia. (Chi desidera consultarlo lo può trovare qui:http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimefp/2012/sb4_12/suppl_4_12.pdf) I dati sono aggiornati a Settembre ma sono provvisori, loro usano la notazione “tra parentesi” per indicare ciò. Quelli dei mesi successivi mancano di alcune voci per cui non le ho riportate. I dati certi più recenti risalgono a Dicembre 2010 le proporzioni sono più o meno le stesse e c’è un incremento globale come tra l’altro si può notare dal grafico contenuto a pagina 4 (figura 1). I dati sono presi dalla tavola 5 a pagina 11 e sono in milioni di euro.

BANCA D’ITALIA                                                                       82.122        (circa 4,36%)

ALTRE IFM                                                                                516.424    (circa 27,42%)

ALTRE ISTITUZIONI FINANZIARIE RESIDENTI                             261.412   ( circa 13,88%)

ALTRI RESIDENTI                                                                     236.333   (circa 12,54%)

NON RESIDENTI                                                                      787.045  ( circa  41,78%)

TOTALE                                                                                   1.883.336

Il significato di Istituzioni finanziarie monetarie IFM è:
Includono, oltre alle banche centrali, le banche, i fondi comuni monetari e le altre istituzioni finanziarie residenti, la cui attività consiste nel ricevere depositi e o strumenti altamente sostituibili ai depositi da enti diversi dalle IFM e nel concedere crediti e o effettuare investimenti in titoli per proprio conto. Le IFM comprendono anche gli Istituti di moneta elettronica (Imel) e dal settembre 2006 la Cassa depositi e prestiti spa (CDP).  (http://www.dizionariofinanziario.it/significato/i/1255901053/istituzioni_finanziarie_monetarie_ifm.html)

Non ho ancora scoperto cosa siano “ALTRE ISTITUZIONI FINANZIARIE RESIDENTI”. Qualcuno ha un’idea???

Per quanto riguarda chi all’estero detiene il 41,78% del debito e per  chi detiene le quote “italiane” non ho ancora trovato informazioni molto precise.

Questo link interattivo mostra invece il debito estero globale italiano (stato+imprese +privati) e a chi è in parte dovuto (sono rappresentati solo alcuni creditori).

http://www.bbc.co.uk/news/business-15748696

Concludendo….

Il mio non vuole essere un giudizio politico non voglio dire se il tale governo abbia fatto bene o male,  se il periodo in cui operava fosse difficile o meno.

Mi rendo conto che scrivere dei numeri senza contestualizzare   e senza cercare di capire in che situazione versava il paese nel momento in cui era al potere un certo governo oppure non descrivere gli eventuali effetti positivi di un indebitamento può sembrare riduttivo e semplicistico, ciò è comunque il primo passo necessario. Credo che sia possibile interpretare dei dati, non credo invece sia possibile discutere di qualcosa, sia essa scienza, economia o letteratura senza avere dei fatti di cui parlare.

Purtroppo ho la spiacevole impressione che in televisione, sui giornali e a volte anche su internet non ci sia alcun interesse a citare dei fatti (in questo caso dei numeri) su cui avviare una discussione o una interpretazione. Mi sembra invece che si preferisca  interpretare e basta senza aver descritto bene ciò che si vuole intrpretare. Pare paradossale ma ho l’impressione che sia così, ditemi voi se sbaglio.

Inizio quindi a riportare dei dati, in quanto sono la condizione necessaria per la formulazione di un giudizio. Uno può obbiettare: “Ma come puoi essere sicuro che i dati siano giusti?” Ovviamente la certezza non esiste. Si ripone una certa fiducia nelle fonti e si spera, citandole, se non si può essere sicuri della veridicità dei dati, di rendere almeno  possibili eventuali controlli incrociati con ulteriori sorgenti.

Colgo l’occasione per sottolineare che questo blog nasce con l’idea di raccogliere informazioni per fare chiarezza sulla situazione economica in quanto tale situazione influenza la nostra vita. Credo di interpretare anche lo spirito degli altri autori di “ArticoliDeterminativi”  invitando chiunque legge a fornire, se ne è in possesso e se lo desidera, delle informazioni per ampliare la nostra comprensione dei fenomeni.

Avanti non siate timidi!!!

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Sulla composizione del debito dell’Italia, di altri stati europei e degli USA

14 Gen

Vorrei presentare con questo post qualche dato che evidenzi la composizione del debito degli stati europei e degli Stati Uniti. La ragione è legata al fatto che il giudizio sulla potenziale insolvenza di tale debito condiziona pesantemente la finanza, la politica ed in ultima analisi pure la concessione di linee di credito ai cittadini ed alle imprese. In sostanza l’opinione che gli investitori e i politici, l’FMI e le banche si fanno sul debito di un paese influenza sensibilmente le condizioni di vita. Tipicamente, fino ad ora paesi con debito pubblico elevato come Italia e Grecia hanno avuto, almeno esteriormente le più pesanti ripercussioni politiche.

E’ abbastanza ovvio che uno può ritenere un debitore più o meno potenzialmente insolvente a seconda non solo dell’ammontare del suo debito ma anche di altri patrimoni posseduti, di possibilità che l’attività del debitore porti a grandi introiti a breve termine, a seconda degli abituali tempi di pagamento del debito, del tipo di attività svolta dal debitore, dagli investimenti fatti dal debitore (per esempio ho una grande idea apro un’attività e mi indebito chiedendo un prestito per iniziare) della fiducia nel fatto che le cose possano cambiare etc…

Siccome si insiste molto sul fatto che un debito pubblico elevato comporti la non affidabilità del paese in questione o la non adeguatezza della sua classe politica è lecito chiedersi se sia l’unica forma di indebitamento che debba influenzare il giudizio sul paese. O se vi siano altri indicatori che contribuiscano a dare una visione più completa e realistica delle cose. Mi pare che questo punto sia fondamentale, in quanto, come detto sopra, il giudizio sulla “bontà” di un debitore  ha immediate ripercussioni politiche ed economiche.

L’insieme dei debiti di un paese è composto di tre parti:

Il debito pubblico: ovvero il debito dello stato.

Il debito delle aziende e delle imprese.

Il debito privato dei singoli cittadini e delle famiglie.

Sembrerebbe ragionevole tenere conto di tutti e tre gli aspetti nella formazione del giudizio sulla situazione del paese. Dal sito web del “Sole 24 Ore” riporto di seguito una tabella (presa da Standard &Poor’s) che descrive la suddivisione del debito per alcuni  stati europei.

Per quanto riguarda gli USA: questo è il debito pubblico totale in percentuale del prodotto interno lordo:
mentre la sua composizione è la seguente:
 L’Italia è in condizioni così drammatiche rispetto agli altri paesi??? Ma vogliamo parlare degli USA???
Di seguito un altro grafico sempre di Morgan e Stanley sulla composizione del debito di diversi stati:
A questo link ulteriori dati: (http://www.gfmag.com/tools/global-database/economic-data/10403-total-debt-to-gdp.html#axzz1jRLjnFND) quì c’è anche una distinzione tra debito finanziario e debito delle imprese.
Non tutti i dati sono aggiornati al 2011 tuttavia si ha comunque un’idea degli ordini di grandezza! Tutti i dati sono riportati in relazione al GDP degli stati. Alcuni dati tra i grafici non sono coerenti, se qualcuno trova qualcosa di più attendibile lo posti pure così ci si fa un’idea più precisa.
L’interpretazione dei dati è la cosa più ardua, in quanto i pochi dati presentati andrebbero integrati con informazioni più precise legate sia all’economia reale sia alla natura dei creditori. Un elevato indebitamento delle imprese potrebbe essere interpretato in modo diverso a seconda della ragione per cui le imprese sono indebitate (anche in un’economia in crescita le imprese si indebitano).  Per quanto riguarda il debito pubblico, per esprimere un’opinione sarebbe opportuno invece approfondire chi sono i creditori, è ben diverso infatti se  il debito è posseduto da soggetti interni allo stato oppure da soggetti stranieri. Lo stato del risparmio delle famiglie italiane è per esempio molto buono confrontato con quello delle famiglie americane e di quelle di altri stati europei.
Da un’osservazione superficiale i dati italiani non sembrano comunque molto più terribili di quelli degli altri paesi.
Alcune domande e alcune  emergono naturalmente da quanto detto sopra:
Quali sono le ragioni per cui ci viene detto che l’Italia è più in crisi di altri paesi?
Quanto pesa il dato sul debito (globale, non solo pubblico) in una valutazione oggettiva della condizione di un paese?
Quanto c’è di vero in ciò che le agenzie di rating dicono in merito allo stato di un paese (doppia A tripla A etc.)? Perchè la Gran Bretagna ha la tripla AAA(secondo tutte le agenzie di rating)? Perchè gli USA (per Moody e Fitch) ce l’hanno ancora???

DUE CASI DI DEBITO NON PAGATO

10 Gen

Prendendo spunto da quanto evidenziato nel documentario greco Debtocracy, vorrei considerare molto brevemente i due casi più recenti di debito non ripagato: L’Ecuador e l’Islanda.

Il caso dell’Ecuador, a cui si rifanno gli autori del documentario, differisce da quello in cui si trova attualmente la Grecia. Innanzitutto il rapporto debito/pil è molto differente nei due casi per la Grecia è pari al 144 % (dato del 2010: http://www.google.it/publicdata/explore?ds=ds22a34krhq5p_&met_y=gd_pc_gdp&idim=country:gr&dl=it&hl=it&q=debito+pubblico+grecia), per l’Ecuador prima della decisione di non pagamento che è avvenuta a fine 2008  (articolo “storico”: http://www.unimondo.org/Guide/Economia/Debito-estero/Ecuador-stop-del-governo-alla-restituzione-del-debito-illegittimo)  tale rapporto era decisamente inferiore al 50%. Bisognerebbe analizzare più attentamente la situazione economico-industriale dei due paesi, ma i numeri della Grecia sono molto peggiori.
 Inoltre, dettaglio non trascurabile, l’Ecuador aveva ed ha la garanzia dell’esportazione del petrolio, nonchè la possibilità di battere moneta, quindi una maggiore indipendenza per affrontare la crescita.
 Se per la Grecia, data la gravità della situazione, l’ipotesi di non pagare il debito può sembrare l’unica soluzione , è il rilancio dell’economia che potrebbe essere molto più difficoltoso dell’Ecuador. Il rifiuto di pagare non penso lasci di buon umore i restanti paesi europei (francesi e tedeschi che sono tra i maggiori creditori dei greci in testa),  e quindi la Grecia dovrebbe poter essere in grado di camminare da sola se vuole prendere le distanze dall’Europa.  Senza contare che non può condurre una politica monetaria autonoma senza uscire dall’Euro. 
 
Un caso differente è quello dell’Islanda (2008-2009 in seguito alla crisi dei mutui subprime statunitensi), il rapporto debito/pil (http://www.google.it/publicdata/explore?ds=ds22a34krhq5p_&met_y=gd_pc_gdp&idim=country:is&dl=it&hl=it&q=debito+pubblico+islanda) non era il maggiore dei mali, ma le banche islandesi avevano un debito pari al 900%(!!!!!) del pil: il debito era di origine finanziarie.
Lo stato islandese tuttavia nazionalizzò le banche, il debito venne così a gravare sui cittadini e il governo, forte anche del  consenso ottenuto da un referendum popolare che si espresse contro il pagamento del debito, decise di non pagare!
Anche l’Islanda come l’Ecuador è in grado di stampare moneta autonomamente.
 
http://www.borsaforextradingfinanza.net/article-ripudio-del-debito-e-inchiesta-penale-il-metodo-islandese-di-romina-vinci-82457672.html (l’articolo è un po vecchiotto però rende l’idea…)
 
Questi casi, indipendentemente dal fatto che hanno avuto cause differenti, rappresentano un precedente non da poco riguardo alla soluzione del problema debito. Il caso dell’Iraq (citato sempre da Debtocracy) dà forse ulteriore giustificazione alla procedura in quanto “spinto” dagli USA stessi. In particolare sono un esempio, di sicuro i primi due, dell’esercizio effettivo della sovranità popolare.
 
 
Riporto i link dell’andamento del PIL e del debito dell’Ecuador, da notare la crescita(il debito è stato “rifiutato” a fine  2008)!!!
 
http://www.google.it/publicdata/explore?ds=d5bncppjof8f9_&met_y=ny_gdp_mktp_cd&idim=country:ECU&dl=it&hl=it&q=pil+ecuador

http://www.indexmundi.com/g/g.aspx?c=ec&v=94

 

 

“BIGINI”

7 Gen

Segnalo un link ad una pagina del sito legato a Finanza Etica www.valori.it dove si possono consultare e scaricare dei brevi condensati tematici di definizioni e concetti di base sull’economia e sulla finanza, dei bigini insomma! Giusto per familiarizzare con le parole nuove o per ripassare il significato di quelle vecchie caso mai fosse stato dimenticato….

(non so se siano i migliori in circolazione però ne ho letti alcuni e mi sembrano ben fatti, tra l’altro ciascuno rinvia ad una buona bibliografia cartacea ed online sul tema relativo) 

http://www.valori.it/speciali/articolo.php?id=3522

Let’s study!