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S&P 2

5 Feb

Nuovo articolo sul tema “agenzie di notazione”, ancora una volta liberamente tradotto a partire da una versione in  francese apparsa sul Courrier International (n° 1108 del 26/01/2012). Si tratta dell’articolo No all’ingerenza americana! di Cerstin Gammelin, apparso sul Süddeutsche Zeitung. In questo articolo si giudica una forzatura inammissibile la degradazione della notazione di nove paesi da parte dell’agenzia Standard & Poor’s, che opera una divisione Nord-Sud della zona euro.

La Süddeutsche Zeitung è uno dei più importanti quotidiani tedeschi. Viene stampato a Monaco di Baviera dal 1945 ed è vicino alle posizioni dei liberali ma con grande attenzione ai temi sociali. Vende circa 430.000 copie al giorno. (http://it.wikipedia.org/wiki/S%C3%BCddeutsche_Zeitung)

La situazione diventa seria. Abbassando la valutazione di 9 paesi su 17 [il 13 gennaio]. L’onnipotente agenzia americana Standard & Poor’s ha lanciato contro l’Europa un attacco generalizzato, tanto audace quanto contraddittorio, e ha lasciato intendere che altre degradazioni potranno seguire nel corso dell’anno. Una società quasi monopolistica  minaccia di prendersela con governi democraticamente eletti. Raramente si era vista una tale sfacciataggine.

Questa decisione getta nuova luce sulle relazioni tra le nazioni alle prese con la crisi e i guardiani autoproclamati della solvibilità. Standard & Poor’s vuole assolutamente immischiarsi negli affari europei. L’agenzia americana è partita all’attacco di sua propria iniziativa, senza che nulla gli sia stato richiesto, e con perfetto tempismo visto che che i dirigenti europei si devono riunire a Bruxelles il 30 gennaio. Il messaggio è chiaro: fate quel che vi viene detto, non avete scelta. L’agenzia di notazione non teme di mettere i paesi della zona euro sullo stesso piano dei paesi in via di sviluppo. Apparentemente , gli investitori che piazzano il loro denaro in Italia o in Spagna si prendono gli stessi rischi che se decidessero di investire in India, in Colombia o alle Bahamas. Questo ragionamento è tanto assurdo quanto grottesco. Resta da vedere se questo giudizio delle agenzie avrà degli effetti concreti sul mercato finanziario. Lo sapremo solo quando i paesi coinvolti lanceranno sul mercato nuovi titoli di Stato.
Il vero pericolo è causato tuttavia da un altro aspetto: l’agenzia di notazione non si è soltanto accontentata di dare la sua opinione sui piazzamenti più sicuri per gli investitori, ma si è addirittura lanciata in un tentativo di ingerenza diretta negli affari europei. Questo non è il compito di un’agenzia di notazione. Gli Americani tentano sempre più apertamente di costringere gli Europei ad adottare le loro stesse logiche economiche e finanziarie, ossia produrre nuova moneta ogni qualvolta lo si ritenga necessario, che sia per correre in aiuto alle banche, o per instaurare una politica di reflazione². I paesi che si oppongono vedono il proprio rating diminuire.
Per quanto gli specialisti americani dicano di aver tenuto conto della crisi politica latente in Europa, dell’adozione di numerose riforme e misure economiche, così come dell’esistenza di un fondo di stabilità destinato a venire in aiuto ai paesi più fragili, sembrerebbe che non gli sia tutto chiaro. A loro parere, queste misure son troppo complicate, il Fondo europeo avrebbe troppi pochi soldi a disposizione e gli Europei si affiderebbero troppo al risparmio e troppo poco agli incentivi al bilancio. L’azione della Banca Centrale Europea (BCE), al contrario, è stata ben accolta dalle agenzie di notazione. Riscattando enormi porzioni del debito dei paesi più instabili, la BCE avrebbe permesso loro di non sprofondare. Dando prova di una notevole flessibilità, La BCE ha anche permesso loro di prendere in prestito miliardi a tassi ridotti. Le agenzie di rating hanno tutto l’interesse che la BCE mantenga il suo tasso direttore d’interesse° soltanto all’1% – con o senza inflazione -, perché questo dovrebbe permettere alle imprese di trovare dei finanziamenti a buon mercato e quindi di creare posti di lavoro.
Più la BCE si accosta al modello finanziario ed economico americano, più le agenzie si mostrano concilianti. Detto in altro modo, finché gli Europei non si conformeranno ai criteri delle agenzie, il loro rating sarà abbassato, e, una volta che queste degradazioni avranno infine causato la rovina di diversi paesi e fatto crollare la zona euro, bisognerà vederci solo danni collaterali e una logica  conseguenza di questa disobbedienza.
Standanrd & Poor’s è già riuscita a seminar la zizzania tra i membri della zona Euro. La Germania è lo studente modello che tutti detestano; malgrado tutti i loro sforzi gli Italiani non son che dei mascalzoni, e la Francia sembra sempre in ritardo sulla Germania. È già da un po’ che le agenzie di notazione prospettano uno scenario molto temuto da tanti politici: la frattura della moneta unica in un Euro del Nord e un Euro del Sud. Le agenzie americane dividono l’Europa. Si osservi inoltre come la zona euro conti ormai solo 16 paesi: la Grecia – mai menzionata – non sembra già più farne parte.
I governi europei posso scegliere tra due alternative: possono fare il gioco delle agenzie di notazione e seguirne le istruzioni, pensando ossessivamente al loro rating; oppure possono trarre insegnamento dalla storia e riformare questo sistema di valutazione risalente ormai al secolo scorso. Il monopolio delle tre grandi agenzie di notazione appartiene al passato. Queste ultime dovrebbero esser obbligate a render conto del proprio operato e a rivedere la loro scala di rating. Altrimenti questo gioco può continuare a lungo, fino al giorno in cui tutti i paesi avranno perduto la loro solvibilità. Se non altro, a quel punto, potremo sbarazzarci delle agenzie.

²reflazione: Nel linguaggio economico, moderata nuova inflazione successiva alla deflazione innescata dalla iniezione di una maggior quantità di moneta, e che si accompagna solitamente a una ripresa economica. (fonte Treccani online)

°tasso direttore di interesse: I tassi direttori sono i tassi d’interesse fissati giorno per giorno dalla banca centrale di un paese o di un unione monetaria, e che permettono a quest’ultima di regolare l’attività economica. (fonte Wikipedia.fr)

 

garcia madero

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S&P

30 Gen

Posto una traduzione libera di un estratto dell’articolo “No actuamos por capricho” del giornalista Miguel Angel Noceda apparso sul quotidiano spagnolo El País che descrive (senza prendere posizioni marcate) il funzionamento delle agenzie di rating, ed in particolare della filiale di Madrid di Standard and Poor’s. Con una media di 457.675 copie giornaliere El País è il periodico non sportivo a maggior diffusione in Spagna (http://it.wikipedia.org/wiki/El_Pa%C3%ADs).

L’articolo è stato tradotto a partire da una versione in  francese apparsa sul Courrier International (n° 1108 del 26/01/2012). Il Courrier International è un settimanale francese che traduce e pubblica estratti di articoli da oltre 900 riviste e giornali internazionali. (http://it.wikipedia.org/wiki/Courrier_International)

A questo link potete trovare la versione originale (in spagnolo) dell’articolo completo: http://www.elpais.com/articulo/economia/actuamos/capricho/elpepueco/20120115elpepieco_4/Tes

Per diventare analista [in Standard and Poor’s, ndt] sono necessari un’eccellente formazione sui mercati e diversi anni di esperienza in analisi finanziaria. Indipendentemente dalla sua esperienza, affinché un neoassunto possa lavorare come analista deve superare due esami che certifichino la sua padronanza delle tecniche per l’analisi di ogni tipo di patrimoni, così come le sue conoscenze approfondite nel settore in cui va specializzandosi. L’inglese è la lingua ufficiale sul lavoro, ma non è raro che gli analisti siano trilingui.
Dopo la loro assunzione, passano spesso da un servizio all’altro, ma molto raramente da un’agenzia di rating all’altra. Una volta entrati in questo settore è difficile uscirne e i più vecchi hanno tra i 35 e i 55 anni. Queste società impongono ai loro analisti un codice di comportamento molto rigido: non possono ricevere regali, né discutere compensi, ne prendere decisioni unilaterali.
Le agenzie di rating sono delle società private quotate in borsa (McGraw-Hill nel caso della sua filiale S&P) e cercano prima di tutto il profitto. S&P e Moody’s, che si contendono il primo posto, e Fitch, il terzo incomodo, si spartiscono il 95% dell’attività del settore. Il miliardario americano Warren Buffet controlla il 10% di Moody’s, ma in linea di massima il capitale delle agenzie è suddiviso tra numerosi fondi di investimento, spesso gli stessi per le diverse agenzie. Questa situazione, così come la loro posizione oligopolistica, hanno insinuato il dubbio di influenza sulle agenzie di rating da parte di questi fondi di investimento. Per quanto queste ultime neghino  categoricamente, che ci siano degli interessi comuni è evidente.
Le tre agenzie hanno una sede centrale a New York, un’altra in Europa a Londra, oltre a numerose filiali (di cui una a Madrid), e funzionano come dei vasi comunicanti. “Le equipe son molto assodate, e nessuno lavora per i fatti suoi” spiega Myriam Heredia². Per quanto riguarda i debiti pubblici degli stati, per la valutazione vengono presi in considerazione cinque fattori: la stabilità politica, la situazione economica, la liquidità finanziaria, le politiche fiscali e monetarie. A ciascuno di questi fattori viene attribuita una valutazione da 1 a 6, dove 1 è il voto migliore. A partire da questa tabella si stabilisce quindi il rating definitivo, che va dalla tripla A all’insolvenza [default]. Il rating si fa su richiesta del cliente e valuta la sua capacità di rimborsare il suo debito al momento dovuto. Nel caso del debito pubblico, sono quindi i governi che sollecitano questa valutazione. Ci son tuttavia delle eccezioni. Infatti le agenzie effettuano di propria iniziativa il rating delle grandi potenze: la Francia se ne è appena resa dolorosamente conto. In questo modo le agenzie rendono un servizio agli investitori, che sono in sostanza i principali utenti e i primi a domandare questi rating. Inoltre, a causa del metodo utilizzato, c’è bisogno di conoscere la valutazione di un paese per poter analizzare tutte le altre entità situate in questo paese. Il modus operandi è tra i più semplici. Due analisti propongono una valutazione alla commissione di cui fanno parte, composta da altri provetti analisti. Le comunicazioni avvengono per telefono o videoconferenza. La commissione è formata da un numero dispari di persone, generalmente cinque o sette; nessun membro ha più potere degli altri, e la composizione non è mai resa pubblica.
Il verdetto della commissione viene quindi comunicato al cliente e, secondo le norme in vigore in Europa, questa decisione deve restare confidenziale per le prime dodici ore. Una volta assegnata la valutazione, almeno una volta all’anno viene controllata e rivista. Il numero di revisioni aumenta in periodi di instabilità, come ad esempio nel periodo attuale.
In questo modo, il 13 gennaio 2012, nove paesi si son visti degradare la propria valutazione. Una decisione definita “aberrante” da Bruxelles. “Per il rating si prospetta ancora  una lunga vita”, insorge Myriam Fernàndez de Heredia. É probabile che Heredia abbia, in quanto responsabile per l’Europa del rating degli stati e del settore pubblico, partecipato all’ultima commissione sul debito pubblico, ma la composizione della commissione resta confidenziale.

² Myriam Fernàndez de Heredia (la sola spagnola ai vertici di S&P), intervistata dall’autore dell’articolo.

Garcia Madero

Debtocracy

9 Gen

Metto in evidenza questo video segnalato da Francesco qualche giorno fa. Qualcuno forse l’ha già trovato nel commento al primo post, ma secondo me merita di esser visto, quindi lo posto “ufficialmente”. E’ un documentario greco (ma tranquilli, ci sono i sottotitoli!) che indaga le cause del debito e propone alcune soluzioni, non so quanto realizzabili, ma certamente interessanti e per certi versi sorprendenti.

Debtocracy

Gi autori sono i registi indipendenti Katerina Kitidi e Aris Chatzistefanou. Per ora ho trovato pochi dati che confermino (o smentiscano) le informazioni suggerite nel video. Anche per questo (come sempre) ogni commento, sia costruttivo che distruttivo, è più che ben accetto.

D’altra parte, riportando le parole di Aris Chatzistefanou in un intervista al sito francese http://owni.eu/:

We never meant to be balanced, quite the opposite, since our counterparts had enough time and media space to put forward their views. And they are not balanced either.

A questo link un’altra intervista a Chatzistefanou: http://trimen.info/ver-videos/NAg4G6KckPk/aris-hatzistefanou-%27eu-slavery-media-hiding-truth-about-debt-crisis%27-sara-firth-rt-athens/

 

Garcia Madero